sabato 16 luglio 2011

16.06.2011 - L’Italia sono anch’io: la Campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera





Prende il via L’ITALIA SONO ANCH’IO, la Campagna nazionale promossa, nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco,) e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.


15.07.2011 - L'allarme della coalizione “Abbracciamo la cultura”: oltre 100 milioni di tagli in tre anni

La coalizione “Abbracciamo La Cultura” esprime fortissima preoccupazione per gli effetti della ‘stangata’ varata dal Governo sul complesso delle politiche culturali del nostro Paese.

I tagli previsti per tutti Ministeri riguarderanno anche quello dei Beni e delle Attività Culturali, soprattutto per quanto riguarda le spese di struttura e di personale. Nella manovra sono previsti 55,2 milioni di euro di tagli in tre anni oltre alla richiesta di ridurre l’indebitamento netto di altri 54,4 milioni di euro. Si rischia il collasso di un dicastero che è già fortemente sotto organico e che rischia di non essere più in condizione di esercitare molte delle sue funzioni.
Drammatica la vicenda di Cinecittà Luce spa. Con la prevista trasformazione della società in srl con un capitale sociale ridicolo e con la dismissione del patrimonio di terreni e teatri di posa a Fintecna di fatto lo Stato italiano rinuncia ad avere un ruolo importante nella promozione e valorizzazione del nostro cinema buttando a mare competenze, professionalità, patrimonio.

Ancora più pesanti saranno gli effetti della manovra sulla tutela, valorizzazione e promozione dei beni e delle attività culturali dovuti ai tagli pesantissimi dei trasferimenti agli enti locali che saranno costretti a ridurre ulteriormente il loro intervento nel campo delle politiche culturali se vorranno garantire livelli di assistenza decenti ai cittadini. Sarà messo gravemente a rischio il diritto all’accesso e allo sviluppo della cultura sancito dall’articolo 9 della Costituzione!

A fronte di una situazione che si preannuncia drammatica, invocare il coinvolgimento dei privati per salvare i Beni Culturali del Belpaese sembra una presa in giro. Aziende in crisi, consumi in declino, un sistema Paese senza progetto di futuro non rendono credibile la possibilità di un consistente intervento di sostegno privato alla Cultura. Ma soprattutto, qual è la cornice dentro la quale si collocherebbe l’impegno delle aziende nella valorizzazione e tutela del patrimonio artistico? Stiamo svendendo il patrimonio culturale ai privati o siamo interessati ad un progetto pubblico dove i privati siano di supporto?
C’è bisogno di risposte certe e regole condivise con il maggior numero di soggetti che si occupano di promozione, valorizzazione, tutela del patrimonio culturale.

Il previsto inserimento tra le possibili scelte del contribuente dell’utilizzo del 5 per mille della sua tassazione per sostenere i beni culturali appare totalmente demagogico. Già quest’anno le organizzazioni di terzo settore e della ricerca hanno dovuto sostenere una battaglia durissima per ripristinare i fondi tagliati da Tremonti. Ci sembra davvero improbabile che suddividere ulteriormente questa torta già striminzita, potrà portare nuove rilevanti risorse per il settore culturale.

Inoltre, s’introduce la possibilità di cedere beni pubblici affidandosi solo al giudizio di congruità economica da parte dell’Agenzia del Demanio. Beni pubblici preziosi cedibili per estinguere debiti dei Ministeri e delle Amministrazioni statali. La Finanziaria infatti, contempla la possibilità di regolare crediti e debiti attraverso la cessione, senza evidenza pubblica ed espressa clausola di salvaguardia per i beni di carattere storico-archeologico e di rilevanza ambientale, di beni mobili e immobili antichi, preziosi, universalmente ritenuti “pubblici”. A ciò si aggiunge il Decreto Sviluppo in cui si prevede il silenzio assenso anche per le operazioni edilizie più complesse e abolisce l’obbligo d’informare il Ministero dei Beni Culturali di qualsiasi trasferimento dei beni vincolati. L’Amministrazione così non avrà più alcuna informazione su chi ha materialmente la disponibilità e la responsabilità di un bene vincolato. Il combinato disposto della manovra finanziaria, che depotenzia le strutture di controllo, e del Decreto Sviluppo rischia di allargare le maglie dell’abusivismo edilizio e aumentare il rischio idrogeologico.

Per non parlare della sicura diminuzione della spesa per la cultura dovuta alla stangata sui redditi più bassi per effetto del taglio delle detrazioni e deduzioni fiscali che deprimerà ulteriormente la capacità delle famiglie di poter partecipare alla vita culturale del Paese. Meno cultura, meno conoscenza, meno democrazia.

Per questi motivi “Abbracciamo la Cultura” ritiene che la manovra del Governo darà un ulteriore brutto colpo alle politiche culturali del nostro Paese. Contro la Costituzione, a danno della democrazia, della salvaguardia del territorio e del paesaggio, contro il diritto delle persone di accedere ai propri “diritti culturali”.

La coalizione “Abbracciamo La Cultura” e' nata per rafforzare il lavoro di tanti che a fronte dall'estrema e diffusa difficoltà dei settori che riguardano la tutela, la promozione, la valorizzazione dei beni e delle attività culturali si propongono l'obiettivo di rilanciare le politiche culturali nel nostro Paese attraverso proposte concrete e iniziative di sensibilizzazione.
Fanno parte della coalizione oltre 100 Associazioni tra cui ACLI Ambiente - AIB - ANA - ARCI - A.R.CO.BCI - ARR - AUSER - CGIL - CIA - - IA.CS - INU - LEGAMBIENTE – Lavoratori PIERRECI - UIL BAC – A.R.I. – Assotecnici – Ass. per L’Economia della Cultura - CSA PA BC Un. La Sapienza - WWF - FIteL - FIDAC - Ass. Naz. Guide Turistiche
Info: www.abbracciamolacultura.it

mercoledì 8 giugno 2011

QUATTRO SI PER IL FUTURO!




Quattro referendum, quattro SÌ: per impedire ai privati di speculare sull'acqua pubblica, per cancellare il nucleare dal futuro del Paese, per ribadire che la legge è uguale per tutti.
Hanno provato in ogni modo a impedircelo, perché hanno paura dell'opinione degli elettori.
Per evitare il referendum sul nucleare si sono inventati un decreto fasullo che solo l'arroganza e l'incompetenza di questo governo potevano concepire: la Corte di Cassazione, con una sentenza esemplare, ha smascherato la truffa e restaurato la legalità costituzionale.
Hanno provato a far fallire il quorum oscurando i referendum nelle televisioni e si sono presi un altro schiaffo dall'Agcom che ha richiamato la Rai ad una più corretta informazione.
Ora che finalmente il dibattito può entrare nel merito dei quesiti, il governo non ha più niente da dire. Imbarazzato, cerca di negare il valore politico del voto lasciando libertà di scelta agli elettori. E invece noi sappiamo bene che quello di domenica sarà davvero un voto decisivo.
Non perché abbia come oggetto le sorti del governo (questo sarà semmai un effetto collaterale),
ma perché la vittoria di quei SÌ imporrà al Paese una nuova agenda politica costruita attorno a temi decisivi per il futuro di tutti: la tutela e la cura dei beni comuni, la salute dei cittadini e dell'ambiente, una giustizia uguale per tutti.
Una nuova agenda politica costruita dal basso, da comitati, associazioni e movimenti che sui beni comuni lavorano da anni e che hanno animato la più grande campagna referendaria che si ricordi in Italia. Senza il sostegno di giornali e tv, senza sponsor politici (almeno nella prima fase) hanno imposto temi nuovi all'attenzione del Paese con una mobilitazione capillare e creativa: migliaia di banchetti, iniziative, flash mob, una vulcanica produzione di spot, cortometraggi, video autoprodotti che sono stati più forti del silenzio dell'informazione ufficiale.
Sta emergendo una nuova militanza politica. Quella di giovani, donne, lavoratori, studenti, indignati di ogni età e condizione sociale che nei mesi scorsi hanno rivitalizzato la scena pubblica del paese e hanno contribuito in modo decisivo alla vittoria della sinistra nell'elezione dei sindaci. L'inversione di tendenza è cominciata.
Domenica e lunedì abbiamo un'occasione storica per fare un altro passo avanti, e dimostrare che la partecipazione popolare può davvero incidere sulle scelte che contano e cambiare le cose.

domenica 24 aprile 2011

25 Aprile LIBERA TUTTI



















25 aprile 1945, la Resistenza per una nuova Costituzione - 25 aprile 2011 la Costituzione per una nuova resistenza.
Come ogni anno l'Arci e i suoi circoli saranno impegnati nelle celebrazioni del 25 aprile. Una data che assume quest’anno particolare significato per la coincidenza con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Mai come oggi, infatti, c'è bisogno di tornare ad attingere ai valori che animarono la Resistenza per ritrovare il senso della coesione e dell’unità del Paese attorno ai principi della sua Costituzione democratica.
A questo scopo l'Arci ha realizzato una piccola pubblicazione chiamata W la Costituzione, con alcuni degli articoli fondamentali della nostra Carta Costituzionale illustrati a fumetti, che verrà distribuita nel corso delle tante iniziative promosse dai comitati e dai circoli di tutta Italia.

domenica 17 aprile 2011

Per Vittorio Arrigoni, umano giusto


Non c'è neppure stato il tempo di iniziare a mettere in fila le firme sul primo appello per la sua liberazione, che arrivavano a valanga nella notte da ogni angolo di Italia.Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza, a trentasei anni, poche ore dopo il suo sequestro.Ogni giorno per anni ci ha raccontato la lotta per la sopravvivenza di due milioni di persone rinchiuse nell'assedio, bombardate, affamate, umiliate.Aveva scelto di stare all'inferno per aiutare a rompere il silenzio. Aiutava con immagini e parole, indipendenti e imparziali come la vita vera, chi volesse raccontare la verità.A parte pochissimi, nessuno guarda a Gaza. E' diventata ormai un buco nero nella cronaca e nella politica.Una gigantesca macchia oscura nell'etica e nella morale collettiva, impastata di indifferenza e di enormi complicità con l'orrore.Vittorio è morto ammazzato. La sua morte oggi strappa il velo sulla Striscia e parla.Che possa parlare davvero a tutti, Vittorio, anche ora che non c'è più.Che semini ancora l'insopportabilità dell'ingiustizia, delle doppie misure, dell'ipocrisia in cui viviamo immersi.Abbracciamo i familiari, l'International Solidarity Movement, gli amici.Ringraziamo le autorità palestinesi che si sono adoperate per la sua liberazioneSiamo a fianco della popolazione di Gaza e dei giovani che si sono mobilitati per salvagli la vita.Rinnoviamo l'impegno contro l'assedio, contro l'occupazione israeliana, per una pace fondata sulla giustizia.Continuiamo l'azione politica, culturale e umanitaria per rompere l'isolamento di Gaza.L'omicidio di Vittorio non sia utilizzato come ulteriore pretesto per impedire la presenza nell'area di volontari, cooperanti e testimoni.Restiamo umani, ci ha sempre ripetuto Vittorio. A qualunque latitudine, facciamo parte della stessa comunità.Ogni uomo, ogni donna, ogni piccolo di questo pianeta, ovunque nasca e viva, ha diritto alla vita e alla dignità.Gli stessi diritti che rivendichiamo per noi appartengono anche a tutti gli altri e le altre, senza eccezione alcuna.Restiamo umani, anche quando intorno a noi l'umanità pare si perda.Tante le iniziative che si stanno organizzando nelle città in tutta Italia.A Roma il 16 aprile alle 10.30 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini l'appuntamento è per tutti coloro che vogliono ricordarlo e rendere omaggio al suo lavoro, al suo coraggio, alla coerenza che ha guidato le sue scelte di vita.

giovedì 7 aprile 2011

IL NOSTRO LUTTO, IL NOSTRO IMPEGNO


LA TRAGEDIA DEL CANALE DI SICILIA IL NOSTRO LUTTO, IL NOSTRO IMPEGNO

La tragedia avvenuta ieri nel canale di Sicilia ci interroga su quanto il nostro paese e l’Europa tutta stiano smarrendo il senso di umanità che è presupposto di ogni democrazia. Quelle morti non sono frutto del caso. C’è una responsabilità collettiva delle nostre società ed una, più pesante, di chi ricopre ruoli istituzionali e ha il potere di produrre, con le proprie scelte, conseguenze concrete sulla vita delle persone. Oggi la Camera dei Deputati ha giustamente osservato un minuto di silenzio per quelle vittime innocenti. Ma non possiamo dimenticare che il 6 febbraio del 2009 lo stesso Parlamento ratificava il trattato di amicizia italo libico prevedendo l’impiego di mezzi e risorse per controllare le frontiere e impedire le partenze verso l’Italia. Il 6 maggio 2009, dopo che per anni le navi italiane avevano soccorso i migranti anche fuori dalle acque territoriali, per la prima volta il nostro Paese respinse 3 barche con 227 persone a bordo, cancellando d’un colpo il principio di non respingimento previsto dell’art.33 della Convenzione di Ginevra sul diritto d’asilo. Quei 227 provenivano dal corno d’africa, la stessa regione da cui provengono i morti di oggi. Profughi secondo la rappresentazione di oggi, ma clandestini da rimandare nelle mani dei loro aguzzini secondo quanto affermato dal nostro Governo. Nulla succede per caso. In realtà queste vite umane sono sacrificate sull’altare della ragion di stato e della propaganda elettorale permanente a cui siamo sottoposti. Noi pensiamo che si possa e si debba reagire. Sarebbe stato giusto proclamare domani una giornata di lutto nazionale, perché anche quei bambini, quelle donne e quegli uomini fanno parte della nostra comunità umana. Noi dell’ARCI lo faremo. Chiederemo alle nostre strutture di esporre un segno di lutto nelle sedi, di listare a lutto giornali e siti web, di osservare un minuto di silenzio nelle iniziative in programma nei circoli Arci, di fare ogni altro gesto che possa servire a ricordare il sacrificio di quegli esseri umani e le nostre responsabilità. E faremo anche un piccolo gesto individuale. Porteremo un fiore, una rosa rossa, davanti ai nostri municipi. Perché quelle sedi rappresentano la comunità locale. La comunità che mancava a quelle vittime della frontiera fuggite dalle guerre in cerca di sicurezza e protezione per se e per i loro figli. A Roma davanti al Campidoglio deporremo 250 rose, una per ciascuna di quelle persone che non incontreremo mai e che sarebbero potuti diventare romani, bolognesi o milanesi come noi. A loro vogliamo dare simbolicamente, almeno per un giorno, cittadinanza in questo Paese che li ha respinti e li ha costretti ad un viaggio mortale. E al tempo stesso continueremo ad impegnarci concretamente, coi nostri circoli nei territori, per garantire accoglienza e protezione a chi sta arrivando. Continueremo a chiedere che siano aperti adesso canali umanitari per gli altri profughi che sono ancora in Libia e Tunisia, che venga fermata la macchina dei respingimenti, che il nostro paese faccia il suo dovere per sostenere concretamente i diritti umani e i processi di democratizzazione nel nord Africa.